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Composti organici volatili: quali implicazioni per le aziende?

Data: 2 Settembre 2021 | Categoria: Articoli

Ogni giorno nuovi acronimi vengono coniati per definire i concetti più diversi e non sempre il loro significato è chiaro. Negli ultimi decenni si è iniziato a parlare molto di COV in relazione a vernici, carburanti e prodotti per la pulizia, ma anche auto nuove e materiali presenti nelle abitazioni private.

L’argomento è diventato talmente centrale da essere protagonista anche di direttive a livello europeo che sono state poi recepite dai singoli stati membri per limitare le emissioni di COV da parte delle aziende di produzione e stabilire limiti anche per quanto ne riguarda la presenza in prodotti di uso quotidiano.

Cosa significa COV?

I COV o composti organici volatili (in inglese VOC) sono composti chimici contenenti un mix di carbonio e altri elementi (idrogeno, ossigeno, azoto…) che sono caratterizzati dalla volatilità, ovvero dall’attitudine ad evaporare facilmente.

La legislazione europea li definisce come i composti organici che hanno una pressione di vapore di almeno 0,01 kPa alla temperatura di 293,15 K (20 °C), oppure che abbiano una volatilità corrispondente in particolari condizioni d’uso.

La loro facilità di evaporazione significa che questi composti si disperdono facilmente nell’aria e questo può essere molto pericoloso per la salute delle persone e dell’ambiente in quanto alcuni dei componenti dei COV sono tossici. Per questa ragione le direttive europee 1999/13/CE e 2004/42/CE ne regolano e limitano la commercializzazione e l’utilizzo.

Dove si trovano i COV?

Esistono due tipologie di composti organici volatili, i COV biogenici che sono emessi in natura e i COV antropogenici che sono invece emessi da attività umane.

Quando si parla di COV antropogenici ci si riferisce tradizionalmente al petrolio e ai suoi derivati come benzina, solventi e diluenti utilizzati per trasporti e lavorazioni industriali, ma di recente si è iniziato a focalizzarsi anche sul livello di composti organici volatili a cui ognuno di noi è esposto nella propria abitazione o negli uffici a causa di prodotti cosmetici e per la pulizia, vernici e colle utilizzate nella produzione degli arredi, fotocopiatrici e stampanti e persino abiti lavati a secco. Anche il tipico odore di macchina nuova sembra essere imputabile alla presenza di COV e plastificanti!

Perché le aziende devono preoccuparsi dei COV?

I COV sono sostanze chimiche che possono essere dannose per la salute e la sicurezza dei propri dipendenti e per l’ambiente.

L’esposizione a composti organici volatili può provocare effetti a breve termine sulla salute umana come mal di testa, nausea, irritazione della pelle, degli occhi o delle vie respiratorie, ma anche più seri effetti a lungo termine come cancro o danni al sistema nervoso in caso di esposizione prolungata.

Inoltre, i vapori di solventi e altri COV possono causare rischi esplosivi che pongono un serio pericolo alla sicurezza del sito industriale.

Infine, i COV sono dannosi anche per l’ambiente in quanto possono alterare l’equilibrio chimico dell’atmosfera, contribuendo all’incremento dell’effetto serra e al cambiamento climatico.

Per queste ragioni nel 1999 l’Unione Europea ha emanato la cosiddetta Direttiva Emissione Solventi (1999/13/CE) che impone alle aziende che generano COV limiti di emissioni e obblighi documentali al fine di ridurre l’utilizzo di sostanze pericolose per l’uomo e per l’ambiente.

Quali sono gli obblighi di conformità per le aziende che generano COV?

La legislazione a livello italiano ed europeo ha posto controlli stringenti sull’uso dei COV e delle loro emissioni nell’industria con l’obiettivo di ridurre le quantità utilizzate ed emesse. Il piano di gestione dei solventi, ad esempio, è il documento che le aziende utilizzatrici di determinati quantitativi di composti organici volatili sono tenute a compilare annualmente per consentire la verifica della conformità degli impianti alle prescrizioni del D.lgs. 152/06 da parte dell’amministrazione provinciale competente che si occuperà anche del rilascio della necessaria autorizzazione preventiva.

Nel documento è necessario indicare le quantità nette di composti organici volatili immessi nel ciclo produttivo per ogni singola attività, sottraendo i quantitativi potenzialmente recuperati e reimmessi nel processo e considerando anche i residui di COV presenti nei rifiuti di produzione o nel prodotto finito, al fine di valutare il rispetto dei limiti di emissione previsti dalla normativa.

Attività come la verniciatura, il rivestimento dei metalli e della plastica, la pulitura a secco, la fabbricazione di calzature o prodotti farmaceutici e la laminazione sono tutte soggette alla compilazione del piano di gestione dei solventi e all’ottenimento della relativa autorizzazione al superamento di determinate soglie di consumo annuo di solvente.

Se i COV sono pericolosi perché sono ancora utilizzati?

Alcuni prodotti contenenti composti organici volatili come benzine e gasolio fanno ancora parte della nostra quotidianità, anche se le alternative iniziano ad esistere e l’industria dei trasporti sta investendo molto in innovazione per trovare fonti energetiche sostenibili e meno dannose.

Per altri prodotti utilizzati a livello industriale le alternative esistono già: ad esempio, l’industria dei rivestimenti ha lavorato molto negli ultimi anni per introdurre vernici a base acquosa con emissioni di COV molto più ridotte rispetto alle vernici tradizionali e non si tratta dell’unico settore coinvolto in questo processo.

COV e lavaggio industriale

Anche nel settore del lavaggio industriale, i sistemi alternativi sono già presenti ed utilizzati con successo da molte aziende. Nello specifico, Safetykleen ha sviluppato un’ampissima gamma di detergenti e prodotti a base acqua completamente privi di COV da utilizzare in combinazione a vasche e lavatrici lavapezzi per sostituire solventi e diluenti.

La grande varietà di detergenti a base acqua a disposizione assicura risultati di alta qualità nella rimozione di numerosissimi contaminanti da superfici diverse per materiale e caratteristiche. Inoltre, le proprietà ignifughe dei prodotti a base acqua ne permettono l’utilizzo sicuro in macchinari automatici (anche ad ultrasuoni) che aumentano notevolmente la produttività aziendale, permettendo il lavaggio contemporaneo di più pezzi e lasciando liberi gli operatori di focalizzarsi su altre attività mentre le lavatrici lavapezzi effettuano il ciclo di lavaggio.

Se non fosse possibile utilizzare un prodotto a base acqua, come nel caso della rimozione di vernici a base solvente dove il diluente è necessario per eliminarne i residui, le nostre macchine sono studiate per essere collegate all’impianto di aspirazione esistente presso il sito del cliente così da minimizzare i livelli interni di emissioni di COV e garantire un ambiente di lavoro sicuro.

Inoltre, il servizio completo Safetykleen prevede anche la fornitura del liquido di lavaggio più adatto alle esigenze del cliente che non si dovrà mai preoccupare di stoccaggio o sostituzione del liquido una volta esausto, in quanto i nostri operatori si occuperanno di tutte le attività di manutenzione della macchina lavapezzi o lavapistole in occasione delle nostre visite prefissate. Questo si traduce in una minore esposizione dei propri dipendenti a potenziali rischi, che vengono invece gestiti dal personale Safetykleen, appositamente formato per questa attività e dotato dei necessari dispositivi di sicurezza individuali.

Richiedi la consulenza gratuita dei nostri esperti per scoprire come puoi ridurre il livello di emissioni di COV della tua azienda.

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